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Le Interviste del Borgo, parte 4
Gli appuntamenti con le interviste de Il Borgo della Canapa proseguono con le parole del Dott. Alberto Di Maio, Responsabile Fundraising di Resilienza Italia ed esperto del settore.
1) Cosa ne pensa del progetto il Borgo della Canapa?
Venuto a conoscenza del progetto del Borgo della Canapa sono rimasto colpito dal potenziale di crescita sociale insito in esso, dalle sinergie che avrebbe potuto creare tra diverse categorie lavorative e, ovviamente, dal forte impatto Green che la sua realizzazione avrebbe portato sul territorio.
2) Perché ha deciso di collaborare con Resilienza Italia?
Sono stato catturato dalla sicurezza e dalla volontà di portare una nuova realtà in Italia come il Borgo della Canapa da parte del Presidente Francesco Vitabile e di tutto lo staff di Resilienza Italia. È necessaria molta energia per creare qualcosa da zero e dare le fondamenta ad un progetto di così grande importanza per il territorio italiano.
Ritengo che la strada intrapresa da Resilienza Italia per creare un circolo virtuoso tra Profit e No Profit sia una scelta vincente ad ogni livello di impatto, specie in un periodo economicamente impegnativo come quello attuale.
3) Come si può integrare con il progetto di Resilienza Italia Onlus?
La mia esperienza nel Terzo Settore, nel campo della comunicazione, della raccolta fondi e creazione di progetti – crowdfunding e fundraising - darà supporto agli attuali sviluppi in corso d’opera del progetto del Borgo e dei numerosi altri progetti di Resilienza Italia, per creare il maggior numero di sinergie possibili tra Profit e No Profit, in un’ottica di ottimizzazione dei risultati.
Attraverso il mio apporto tecnico sarà più agevole lavorare parallelamente a più progetti, i quali supporteranno nel tempo l'Ecovillaggio e le iniziative di Resilienza Italia sul tema, fornendo il giusto risalto ad un nuovo modo di vedere il No Profit, già intrapreso dall'Associazione.
La canapa tessile
La canapa tessile è stata utilizzata nella storia del nostro paese in svariati campi.
I tessuti freschi e robusti presenti nelle case delle campagne italiane, la conservazione dei prodotti alimentari e delle spezie in sacchi di canapa, le reti e le corde nei villaggi dei pescatori: la canapa tessile era presente nel quotidiano delle nostre vite.
La produzione italiana ha detenuto per lungo tempo il record a livello mondiale per la qualità del prodotto creatovi. In seguito, a causa delle leggi che ne vietarono la coltivazione, la produzione cessò, creando un notevole incremento nel mercato di tessuti artificiali di origine petrolchimica come il nylon.
Tra la fine del 1800 e i primi anni del 1900, l’Italia produceva incredibili tessuti canapai per l’arredamento e la biancheria, unendo alla grande qualità del filato il gusto inconfondibile del made in Italy.
Oggi, grazie alle nuove tecniche di lavorazione che rendono la canapa simile al lino più sottile, è possibile disporre di filati leggeri e luminosi, adatti per l’ abbigliamento di uomo e donna.
Indossare un capo in canapa, sia puro che mischiato ad altre fibre, offre una esperienza di comfort sensoriale notevole. La canapa, infatti, è igroscopica, assorbe e disperde umidità, altamente isolante, protegge sia dal caldo che dal freddo, è antistatica, antibatterica, capace di filtrare fino al 95% dei raggi UV e di schermare parzialmente dall’inquinamento elettromagnetico.
Resistente e completamente biodegradabile, il tessuto offre anche un piacevole micromassaggio a contatto con la pelle.
Il tessuto di canapa rappresenta una scelta attenta e vantaggiosa, il mercato del biotessile è in continua evoluzione e, grazie all’interesse verso la riqualificazione della canapa, sicuramente in espansione.
Riscoprire le caratteristiche di un tessuto come quello derivante dalla canapa è al contempo fare un tuffo nel passato e, grazie alle moderne tecniche di lavorazione, un tuffo nel futuro, alla scoperta di una grande risorsa.
La carta nella filiera della canapa
Utilizzata da millenni fino alle soglie del XX secolo, la canapa è stata impiegata per circa l’80% del fabbisogno di carta in tutto il mondo.
Agli inizi del ‘900 scelte commerciali soppiantarono letteralmente la produzione di canapa per carta a favore del legname, portando un forte impatto negativo in campo ambientale: deforestazione, disboscamento, squilibrio idrogeologico e alterazioni climatiche sono alcuni tra i più evidenti riscontri.
La canapa, oltre ad essere un’ottima alternativa Green e di ottima qualità, è amica degli alberi: il suo ciclo di maturazione e produzione si realizza in pochi mesi, a differenza degli alberi che richiedono, anche nel più breve dei cicli di maturazione, circa 3 anni per essere pronti al taglio, e a parità di piantagione è possibile ottenere una produzione cartiera otto volte maggiore.
Coltivare canapa nei pressi di una cartiera significa rendere la filiera a km zero, migliorando inoltre la qualità dell’aria nella zona attigua, a beneficio dei lavoratori della Filiera.
Salvaguardare le foreste ed il patrimonio arboreo, proteggere l’ambiente dall’uso di prodotti inquinanti e la salute delle persone oltre che ottenere un prodotto di maggior qualità: tanti, gli aspetti positivi dell’utilizzo della canapa nelle cartiere.
Dalla stoppa e dalla parte legnosa della canapa - chiamata canapulo - si ricava la materia prima per realizzare carta di alta qualità.
A differenza del processo per ottenere la pasta di cellulosa dagli alberi, l’impiego della canapa non prevede l’uso di acidi derivati dal petrolio per macerare, né di sbiancanti, con risultati altamente inquinanti e pericolosi per la salute di coloro che lavorano in cartiera.
La Carta di canapa è più resistente del sottoprodotto arboreo, non tende ad ingiallire, è di più facile lavorazione - artigianale e industriale - ed ha minori costi di produzione.
